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Visualizzazione dei post da 2024

" Ho già parlato di mia madre..."

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  Il destino, a volte, ha un modo strano di giocare con noi. Ti strappa via tutto, ti mette in ginocchio, poi ti dà quella forza che nemmeno sapevi di avere. Una forza che ti fa affrontare quei mostri che porti dentro da sempre, quelli che ti parlano con la voce di quando eri bambino e ti fanno tremare. Ho già parlato di mia madre, in qualche modo, in qualche momento, magari senza dirlo troppo forte. Lei è sempre stata un leone. Una di quelle persone che affrontano la vita a denti stretti, che non si piegano nemmeno davanti al vento più forte. Ma ora è stanca. Stanca di combattere, stanca di questa situazione che la consuma. Mai, e dico mai, avrei pensato che sarebbe arrivato il giorno in cui toccava a me prendermi cura di lei, come si fa con una bambina. Eppure è così. Ed è strano, perché non l’avevo immaginato, non l’avevo mai messo in conto. E invece, quando è arrivato il momento, mi è venuto naturale. Senza pensarci troppo, senza farmi troppe domande. È stato come respirare. E ...

"Anima inquieta"

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Il tormento della fame C’è questa inquietudine che mi strappa il sonno, un’ombra che si allunga sul soffitto quando tutto dovrebbe essere quieto. Ma la quiete, quella, non è roba per gente come me. Io vivo di fame. Fame di sensazioni, di emozioni vere, di quelle che ti prendono a pugni nello stomaco e ti lasciano senza fiato, a fissare un punto nel vuoto, mentre cerchi di capire se sei ancora vivo o già morto. La realtà è un trucco. Un’illusione appiccicata addosso come una camicia sudata. La guardo, la tocco, la annuso, ma non mi basta. Non mi basta mai. Non è mai come voglio. Ci sono giorni in cui penso che il mondo sia fatto per gente che si accontenta, che beve il caffè sempre alla stessa ora, che cammina sulle strisce pedonali senza guardare a sinistra o a destra. Gente che si rifugia in certezze e si sente al sicuro. Io non sono al sicuro. Non voglio esserlo. Ho bisogno del caos. Ho bisogno che i cinque sensi mi urlino addosso, che il cuore mi scoppi nel petto, che il desiderio m...

C'è un unico universo.

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Catalogare le cose è un gioco della mente. Un’illusione di ordine che ci raccontiamo per addomesticare il caos. È come scorrere con lo sguardo una di quelle opere di Escher: scale che salgono e scendono in un continuo paradosso, porte che si aprono verso stanze che non esistono. I pensieri si aggrovigliano, intrappolati in questi labirinti. E noi? Noi ci illudiamo di possedere le chiavi per capire, per distinguere, per separare ciò che è da ciò che non è. Eppure, nel profondo, sappiamo che c’è un unico universo. Un’unica tela intrecciata, unitaria e indivisibile. Tutto ciò che crediamo di sezionare non è che un frammento dello stesso disegno. Per anni ho provato a mettere etichette. A dare un nome alle emozioni, ai successi, alle paure, ai fallimenti. Felicità, tristezza, amore, rabbia: come se bastasse uno schema a contenere l’immensità di ciò che vive dentro di noi. Ma più lo facevo, più mi sentivo come un architetto senza fondamenta, intento a costruire ponti sull’aria. Ho capito po...

L’Arte Digitale: L’Anima Creativa nella Tecnologia

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   IG Per lungo tempo, molti creativi hanno guardato con sospetto alle nuove forme espressive digitali, considerandole qualcosa di “artificiale”, distante dalla purezza dell’arte tradizionale, quella che – per definizione – nasce dall’anima. La convinzione era che l’intermediazione della tecnologia spezzasse quel legame intimo e viscerale che da sempre caratterizza l’arte. Ma è davvero così? Non potrebbe essere, invece, l’esatto contrario? Immagina un creativo: il suo occhio osserva il mondo, cattura un messaggio, un’emozione. Una scena di degrado urbano, un atto di incuria che grida alla sua sensibilità. Potrebbe ignorarla, ma invece prende il suo smartphone e scatta qualche foto. Tre, forse quattro scatti, giusto per fissare l’idea. A casa, poi, riguardando quelle immagini, sente che c’è qualcosa di potente. Decide di lavorarci sopra. Un po’ di fotomontaggio, qualche ritocco, magari una fusione di texture e colori. Ed ecco nascere un’opera come “Dopo Carosello”: una denuncia...

" Il Costume da Torero"

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  Dopo una caduta cè il meglio della vita. https://open.spotify.com/track/4ovl3OPvjH6vqbjwvY3DzT?si=N0agno9eTuaB9oUQWhUAAg&context=spotify%3Aplaylist%3A6RLx8sx2PXu57uXg1MvSPD

" E il mio maestro "

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4 dicembre 2024 Mio padre non ama i Rolling Stones. Io sì, li ascolto per sentirmi libero, vivo, sporco di mondo. Lui no, preferisce Claudio Villa. E io lo prendo in giro, ma poi, ogni volta, mi ritrovo a chiudere gli occhi e a tremare quando “Il Reuccio” apre la bocca. C’è qualcosa lì dentro, un fiume di emozioni che non riesco a fermare, e mi ricorda che mio padre è il mio maestro, anche quando non dice nulla. Lui non cambierà mai. E neanche io.

"Diventa quello che sei."

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Il sogno non è altro che la vita stessa, ma trasfigurata: entra nel mio tempo, nella mia carne, nelle mie sconfitte. Osserva ciò che ho sbagliato, ciò che ho abbandonato, e comprendi. Diventa ciò che sei, senza lasciarti trascinare da quella marea cieca che chiamiamo destino. Io, più di ogni altro, guardando il mio volto consumato nello specchio, ho visto il prezzo della rinuncia: ho smesso di essere me stesso per offrirti ciò che resta di me. L’ho fatto perché tu potessi vivere la vita che io non ho avuto, perché tu diventassi la possibilità che non ho saputo essere.  

"Lei è !"

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Mi sono svegliato con il dubbio di morire per amore. Non era una di quelle mattine tiepide, dove ti perdi in un caffè e vai a lavorare, ma un’Alba senza domani, con l’aria che sa di tempesta. Ho guardato fuori dalla finestra: niente intorno che conta. Solo il caos in bilico sulle crepe del mondo. Lei dormiva ancora, coperta da quel lenzuolo stanco, con i capelli arruffati come se la notte le avesse sputato in faccia le sue verità. E io, immobile, la fissavo. Divampava dentro di me un fuoco che bruciava ogni risposta. La mia mente vagava nelle sue zone oscure. Perché, in fondo, non c’è niente di più vero del buio. Solo lì trovo me stesso, o almeno quello che conta. E intanto i miei occhi affondavano nei suoi. Occhi chiusi, ma vivi. Come se sapessero. “Lei è,” mi ripetevo, mentre cercavo una scusa per non gettarmi addosso alla sua natura. Lei è tutto quello che distrugge e costruisce, che ti riempie e ti svuota, come una bottiglia maledetta. E io? Io sono solo un’altra anima in rovina, s...

" Alfie "

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" Meglio la zampa di un cane, che la mano di un infame " Alfie è arrivato nella mia vita senza preavviso, come certe piogge estive che ti sorprendono all’improvviso, lasciandoti immobile a pensare. Un bastardo, dicono, ma con un’anima di razza. Non è solo un cane, Alfie. È una presenza che sa ascoltare, che capisce senza bisogno di parole, che ti guarda e sembra parlare con quegli occhi lucidi di saggezza antica. Alfie non è un semplice animale, è un compagno, un custode silenzioso che ti segue nei passi e nei pensieri, pronto a dare tutto quello che ha, senza chiedere mai nulla in cambio. La sua dedizione è naturale, istintiva. Protegge la sua famiglia ogni giorno, con gesti che sembrano banali e invece sono straordinari: un corpo sempre vigile accanto alla porta, una carezza data con il muso, una fedeltà che non conosce incrinature. Alfie non tradisce, non sa cosa significhi farlo. Alfie dona, e dona sempre. Era uno sbaglio, dicono. Una coincidenza, un caso. Ma il caso, spe...

" Promesse "

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Mi ero promesso di smettere di scavare buche in cerca di verità, ma tu sei la fottuta eccezione. Sempre. Mi avevi giurato qualcosa, ricordi? Ho tirato fuori il mio sporco segreto, l’ho messo lì davanti a te, come un cane che lascia l’osso, sperando di capirci qualcosa, di trovare un senso. Ma oggi basta. Niente senso. Nessun perché. Solo fatti nudi e crudi. E i sentimenti? Calpestati, come mozziconi sul marciapiede. Siamo solo quello che siamo. Niente di più, niente di meno.  

" Legno e grafite "

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Scelgo la matita perché lascia il segno, ma non per sempre. È un buon compromesso, sai? Scrivere senza paura di sbagliare. Non cerco gloria, né fortune da copertina. Mi accontento di scavare tra i ricordi, tirare fuori quelli che contano e cancellare il resto. Non c’è bisogno di tenersi addosso tutta la zavorra, la memoria non è un magazzino infinito. Lo spazio libero serve, serve per nuove storie, per quel brivido bastardo che ti prende quando sai che qualcosa sta per succedere. Io voglio esserci, cazzo. Voglio sentirlo, viverlo e poi metterlo su carta, perché raccontare è un’ossessione che non mi lascia dormire. È come viaggiare nel tempo senza biglietto di ritorno, mescolando passato, presente e futuro in un solo dannato attimo che ti consuma. E a volte ti ritrovi a coprirti la faccia, non per vergogna, ma per quei rimorsi che ancora graffiano dentro. Non sono uno da lacrime facili, ma so bene cosa vuol dire farsi stendere da un’emozione. E non c’è nulla che si possa comprare per ri...

Fragile e Instabile

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Vulnerabile di fronte alla forza inarrestabile delle avversità, ho sempre cercato di resistere. Resistere alle burrasche, a quel vento che non avvisa, a quelle onde che inghiottono. La vita non concede tregua, risponde, sempre, a ogni tua scelta, come un’eco crudele che torna indietro, più forte. Eppure mi ha salvato l’amore. Ma non un amore docile, no. Mi ha salvato l’amore che morde, che brucia, che spacca. Quell’amore che un padre trattiene, che non sa come liberare, come donare senza paura. Non ho mai chiesto comprensione. E meno ancora lacrime. Le lacrime sono inutili, pesano sul vuoto senza riempirlo. Ho fatto ciò che era giusto fare, senza aspettarmi redenzione, senza aspettarmi nulla. Ho vissuto tutto, con ogni fibra del corpo, sulla pelle, nei silenzi, nelle ferite. E ciò che ho fatto, l’ho fatto per amore. Solo per amore.  

Nei tuoi occhi

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  C’è tutta la dannata storia di noi due nei tuoi occhi. Crudele, folle, e senza perdono. È sempre iniziato con i tuoi occhi. Non hai mai avuto bisogno di parlare. E bastava uno sguardo perché io mi perdessi a sputare parole come un ubriaco, affogato nei miei trent'anni, nei nostri anni migliori, quegli anni fatti di risate, pugni al cuore, e il desiderio di scappare, ma mai troppo lontano da te. C’era un’intera vita lì, nei tuoi occhi, e io? Io non sono mai riuscito a guardare altrove.

La partenza con il ritorno

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 La vita è un cerchio, amico mio, ma non è mai perfetto. Si comincia con il fiato corto, pieni di un’ignoranza santa, di una fame che graffia le ossa. Sogni di divorare il mondo, e poi ti accorgi che il mondo ti sta mangiando. Un morso alla volta. I sogni? Ah, i sogni… Si consumano, li lasci al bordo della strada, o peggio, li guardi morire nel tuo salotto mentre fingi di non averli mai conosciuti. Smetti di sognare, e sei solo un corpo che respira. Un cane randagio senza fame. Ma sai cosa? Non conta dove inizi. Non conta dove finisci. È il mezzo, quel maledetto mezzo, che ti tiene vivo. Quelle notti folli, ubriaco di passione e incoscienza, quei baci dati come se fossero l’ultimo respiro, le risate così forti da farti pensare che Dio esiste solo quando ridi. C’è un punto di partenza e un punto di arrivo. E nel mezzo, c’è il caos. La bellezza sporca. L’amore che brucia e brucia e brucia, fino a quando non sei cenere, e le pulsioni diventano un grido nella notte. Non smettere di sog...

Natale 2024

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Non lo riconosco, questo Natale. E nemmeno mi riconosco in lui. Il tempo lo ha preso per la gola e l’ha truccato, lo ha gonfiato di luci finte, di sorrisi di plastica, di vetrine che gridano “compra o muori”. Ha cancellato quello che eravamo, ha risucchiato la nostra cultura e l’ha sputata nei discount. Le nuove generazioni ci sguazzano, immerse fino al collo in questa melma di Merry Christmas e jingle fatti per vendere. Ma Merry Christmas a chi, poi? È solo un altro slogan, un’altra mano di vernice rossa e bianca firmata Coca-Cola. Un Natale in lattina. Un tempo c’era un calore, un odore di cose vere: la legna che ardeva, il pane spezzato, i volti attorno al tavolo. Adesso c’è lo sguardo vuoto di chi scarta regali costosi per postare foto sui social. Il Natale era condivisione, sì, ma di tempo, di parole, di carezze. Ora è una sfilata di pacchetti e paillettes, una corsa a chi ostenta di più, senza neanche fermarsi a capire dove si sta andando. Non è più una festa. È un circo, è un’or...

Ostia: Bellezza dimenticata tra degrado e indifferenza.

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 Ostia, per chi ci è nato, vissuto e ci vive ancora, non è solo un luogo: è casa, memoria, radici. È quella terra di mare e storia che un tempo si chiamava “la perla del litorale romano”, dove il sole e le onde abbracciavano un senso di appartenenza. Ma oggi, a guardarla, fa male. Fa male immaginarsi altrove, certo, ma anche restare, vedendola trasformarsi in un paesaggio sempre più lontano da quello di un tempo. I racconti delle passeggiate sul lungomare, delle spiagge affollate di famiglie e delle serate nei bar storici riecheggiano come ricordi di un’altra era. Oggi Ostia sembra soffocare sotto il peso della sporcizia, del degrado e di una criminalità che monopolizza le cronache locali. Non è solo una ferita visibile: è un colpo al cuore per chi ama questa città e assiste impotente alla sua trasformazione. Una bellezza che si consuma Il problema non è solo esterno, non è solo una narrazione mediatica che appiattisce la realtà riducendo Ostia a una “Scampia di Roma” o a uno “Zen ...

Antiche Letture

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Era una sensazione strana, come se solo ora riuscisse a rendersi conto di quanto il vivere fosse sfuggente, distante, come una realtà che non appartiene davvero. In tutti quegli anni l’avevano chiamato “dovere,” “rispetto,” quasi fossero maschere di pietra. Eppure, dentro di sé, sapeva che c’era solo amore, un amore assoluto e divorante, che non lasciava spazio per altro, nemmeno per riceverne in cambio. Era così che si era sempre sentito: amando senza riserve, senza mai aspettarsi di essere amato a sua volta. Aveva dato tutto. Non aveva mai risparmiato energie, consumando il tempo che gli era stato concesso, dedicandolo a insegnare ciò che conosceva, ciò che sentiva fosse giusto, quasi come una missione. Aveva provato a essere migliore, a dare più di quanto la vita avesse dato a lui. E ora, di fronte allo specchio, con una strana malinconia che gli serrava il cuore, si rendeva conto che nessun riflesso gli restituiva quello che cercava. Niente luce, se non quella che brillava negli oc...

" Trascorrere"

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Quando ti specchi nella desolazione dei tuoi pensieri, ritrovi quel maledetto orizzonte che credevi sepolto.Cè troppa rabbia e confusione nel passato, un caos che non si può ripulire.per mettere ordine servirebbe altro vita, e poi ancora ancora, come se una sola non bastasse mai. Trascorre il tempo come un sedia abbandonata, di fronte al mare e alla sua eterna indifferenza. Un vuoto che riempie l'orizzonte, come se ogni onda portasse via qualcosa, lasciando dietro solo sabbia e silenzio.  

" Vivi il Presente"

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 Vedi dovè l'errore ? Guardi a domani senza vivere il presente! Poi ci sono giorni così, e non saprei in tutta onestà, quanti ne abbia vissuti. Quei giorni in cui arrivano gli interessi per quello che desideri. Ma non è già bello così ?  Senza controllo da remoto,una storia ancora da scrivere e vivere! 

" Le Vite si intrecciano"

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Ogni giorno intreccia una vita. È una sequenza di incontri: alcuni vuoti, altri da scordare. A volte ti ritrovi in un groviglio così fitto che ti trascina giù, la tua vita avvolta e legata a un nodo d’altri. Non c’è un attimo per fare quello che desideri, nemmeno il tempo di pensare a un momento solo per te. Eppure ami quell’intreccio. È la tua vita. E poi accade. Le vite si incrociano e, come una lama, tagliano via la ruggine dai pensieri. Torni a sentire, e dentro di te rinasce una sensazione che credevi persa. “Se qualcuno segue le tue orme, è perché ha bisogno di te.”

" Il Destino ha sempre più fantasia di noi "

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Quarant’anni fa ci siamo lasciati, ciascuno con le proprie convinzioni e i propri sogni. Non è stato per caso.  È il tema della mia vita: il destino ha sempre più fantasia di noi. Ti trovo bene. Nonostante il tempo passato e vissuto nei propri percorsi, anche ieri sera ci siamo ritrovati a parlare delle nostre piccole rivoluzioni copernicane, sbalorditi dalla velocità con cui consumiamo ogni gusto. Hai pienamente ragione, l’arte è una pianta infestante. Prova a distruggerla, e tornerà. Stanno cercando di corrompere le radici, di strapparci il gusto estetico e restituircelo in polvere, sintetico e senz’anima. Grazie, vecchio amico.  

" La Scintilla"

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Il tempo trasforma, ma la scintilla che hai dentro non smette mai di alimentare, anche nei giorni più difficili, la luce che illumina il tuo cammino. Ho percorso un bel pezzo di strada e spesso, fin troppo spesso, mi rimprovero di aver dimenticato il senso profondo di ogni momento vissuto. Non conosco altri modi di vivere se non nutrendomi di emozioni, quelle stesse emozioni che molti nascondono dietro una maschera che poi finiscono per dimenticare. Sono una testa dura e, immobile, osservo la vita e l’umana commedia, attento spettatore del teatro umano. L’arte ha incrociato il mio percorso troppe volte, e troppe volte l’ho respinta, insultando me stesso. Hanno sempre prevalso il dovere, il rispetto, la sopravvivenza. Scegliere di raccontare cosa sia veramente accaduto nella mia vita è solo un modo per ricordarmi di non dimenticare nulla.  

" La verità è come la poesia...."

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La verità è come la poesia, e la poesia alla gente gli sta sul cazzo. Ti chiedono se ne sia valsa la pena, con un certo disprezzo vorrebbero schifarti, ma l'indifferenza che dimostri all loro disprezzo, li spiazza. Continui ad essere un povero illuso, pensi che la verità non possa fare paura, ma la gente è terrorizzata dalla verità. Le persone non vogliono conoscere la verità, perchè esiste una sola e unica verità, e quando si palesa in tutta la sua forza, svuotata dai pregiudizi e morale culturale, in quel preciso istante, costringi le persone a pensare e a confrontarsi con la verità, conviverci.
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 Le anime si incontrano come barche alla deriva su un mare calmo. Non c’è rumore, solo il respiro del vento e il silenzio dell’acqua. Si riconoscono subito, senza bisogno di parole. Hanno cicatrici simili, anche se non le mostrano. Una sostiene l’altra quando il peso della vita diventa troppo. Non serve chiedere. È come una mano che si tende nel buio, sapendo che dall’altra parte ci sarà sempre qualcuno pronto ad afferrarla. Non c’è eroismo, solo necessità. A volte si scambiano solo un sguardo, altre volte un ricordo. Ma quando una cade, l’altra la solleva. Non per pietà, ma perché sa che un giorno sarà lei ad avere bisogno di essere sollevata. È questo che fa andare avanti, il sapere di non essere soli. Anche se tutto crolla intorno, loro rimangono, fianco a fianco, affrontando la tempesta.

“L’arte di sopravvivere e’ un avventura che non finisce mai”

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 I sogni passati scivolavano come ombre sulle pareti, riflessi sbiaditi di ciò che era stato. Non c’era più luce, solo il ricordo di un bagliore lontano, come un fuoco ormai spento. Si camminava tra le nebbie di quelle immagini, cercando un senso, un appiglio, ma tutto si dissolveva al tocco. L’arte di sopravvivere era tutta lì. Non si trattava di forza o coraggio, ma di resistenza contro il vuoto, contro l’eco di ciò che si era perso. Ogni passo tra i sogni infranti era una sfida. Ma c’era ancora una scintilla, qualcosa che vibrava sotto quella superficie stanca. La rivoluzione. Non era un ricordo, ma una promessa, una speranza che non si lasciava spegnere. Anche tra quei riflessi sfumati, si intuiva un futuro diverso. Finché si camminava, finché si credeva, l’avventura non finiva. E con essa, la rivoluzione.

Vita in bianco e nero

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Sentirsi Vivo Non serve giurare. Le parole, le promesse, si spezzano come rami secchi nel vento. In fondo lo sai, mi conosci. Non sono il tipo che torna indietro. Andare avanti è l’unica strada, sempre dritto, anche quando il terreno si fa duro, anche quando il cielo minaccia pioggia. Avermi vicino, però, non è fare finta di niente. Non puoi ignorarlo, non puoi girarti dall’altra parte come se non contasse. C’è un peso nelle cose non dette, un significato tra i gesti quotidiani, negli sguardi che sembrano passare inosservati. È lì che ci si sente vivi. Non nei grandi discorsi o nelle decisioni prese d’impulso, ma nel silenzio condiviso, nella presenza che non chiede altro se non di esserci. A volte il vivere è tutto qui: stare, semplicemente stare. Non è complicato. Non serve gridare al mondo quello che abbiamo. Noi lo sappiamo.

Non sai più Dove Vai

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Viviamo in un mondo che si sgretola sotto il peso delle sue stesse brutture, un mondo che si contorce e si ribella, ma senza mai trovare pace. Lo spettacolo della rovina è ovunque: nelle strade sventrate, nei volti induriti dalla disperazione, nelle mani sporche di chi accetta il compromesso come unica forma di sopravvivenza. Ogni gesto, ogni sguardo sembra piegato, abbattuto, ridotto a una parodia di ciò che avrebbe potuto essere. E noi, fragili spettatori, incapaci di difenderci da questo assalto di degrado e ingiustizia. Ci illudiamo di poter opporre resistenza, di poter erigere barricate contro il marciume che avanza, ma la verità è che la nostra unica difesa è quel gesto ridicolo e disperato: alzare una mano davanti agli occhi, oscurare la vista, sperare che tutto passi senza lasciare segni. Ma il male, la corruzione, la sconfitta non si fermano. Si insinuano nelle crepe, nelle pieghe dell’esistenza, e ci inghiottono lentamente, mentre noi restiamo immobili, mani sugli occhi, conv...

" Teste Mobili "

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“Le Teste Mobili” Un viaggio attraverso scatti e istanti, per raccontare una quotidianità fatta di emozioni, movimenti e riflessi del passato che si mescolano al presente. “Le Teste Mobili”  sono teste che non  annuiscono al mondo, che vivono di slanci e sensazioni, senza fermarsi a riflettere troppo.  Un incontro tra storie, ricordi e momenti condivisi, dove l’emozione diventa protagonista. Attraverso immagini e parole, vi guiderò in un viaggio fatto di gesti e sguardi, di istanti sospesi tra la nostalgia e il presente. Le Teste Mobili non si fermano mai, continuano a vivere, oscillare e respirare il mondo che le circonda.