"Lei è !"
Mi sono svegliato con il dubbio di morire per amore.
Non era una di quelle mattine tiepide, dove ti perdi in un caffè e vai a lavorare, ma un’Alba senza domani, con l’aria che sa di tempesta. Ho guardato fuori dalla finestra: niente intorno che conta. Solo il caos in bilico sulle crepe del mondo.
Lei dormiva ancora, coperta da quel lenzuolo stanco, con i capelli arruffati come se la notte le avesse sputato in faccia le sue verità. E io, immobile, la fissavo. Divampava dentro di me un fuoco che bruciava ogni risposta.
La mia mente vagava nelle sue zone oscure. Perché, in fondo, non c’è niente di più vero del buio. Solo lì trovo me stesso, o almeno quello che conta. E intanto i miei occhi affondavano nei suoi. Occhi chiusi, ma vivi. Come se sapessero.
“Lei è,” mi ripetevo, mentre cercavo una scusa per non gettarmi addosso alla sua natura. Lei è tutto quello che distrugge e costruisce, che ti riempie e ti svuota, come una bottiglia maledetta.
E io? Io sono solo un’altra anima in rovina, sperando di non dover scegliere tra il vivere o bruciare.
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