Natale 2024
Non lo riconosco, questo Natale. E nemmeno mi riconosco in lui.
Il tempo lo ha preso per la gola e l’ha truccato, lo ha gonfiato di luci finte, di sorrisi di plastica, di vetrine che gridano “compra o muori”. Ha cancellato quello che eravamo, ha risucchiato la nostra cultura e l’ha sputata nei discount. Le nuove generazioni ci sguazzano, immerse fino al collo in questa melma di Merry Christmas e jingle fatti per vendere. Ma Merry Christmas a chi, poi? È solo un altro slogan, un’altra mano di vernice rossa e bianca firmata Coca-Cola. Un Natale in lattina.
Un tempo c’era un calore, un odore di cose vere: la legna che ardeva, il pane spezzato, i volti attorno al tavolo. Adesso c’è lo sguardo vuoto di chi scarta regali costosi per postare foto sui social. Il Natale era condivisione, sì, ma di tempo, di parole, di carezze. Ora è una sfilata di pacchetti e paillettes, una corsa a chi ostenta di più, senza neanche fermarsi a capire dove si sta andando.
Non è più una festa. È un circo, è un’orgia di consumo mascherata da tradizione. E fa male, fa male vedere come ce lo siamo lasciati portare via, senza combattere. Fa male sentire quel vuoto dove una volta c’era qualcosa di autentico.
Io non ci sto. Non riconosco questo Natale, e forse è meglio così. Meglio essere fuori da questa farsa, meglio guardarla da lontano, con un bicchiere in mano e un po’ di nostalgia che brucia in gola come whisky di pessima qualità.
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