" Legno e grafite "






Scelgo la matita perché lascia il segno, ma non per sempre. È un buon compromesso, sai? Scrivere senza paura di sbagliare. Non cerco gloria, né fortune da copertina. Mi accontento di scavare tra i ricordi, tirare fuori quelli che contano e cancellare il resto. Non c’è bisogno di tenersi addosso tutta la zavorra, la memoria non è un magazzino infinito.

Lo spazio libero serve, serve per nuove storie, per quel brivido bastardo che ti prende quando sai che qualcosa sta per succedere. Io voglio esserci, cazzo. Voglio sentirlo, viverlo e poi metterlo su carta, perché raccontare è un’ossessione che non mi lascia dormire. È come viaggiare nel tempo senza biglietto di ritorno, mescolando passato, presente e futuro in un solo dannato attimo che ti consuma.

E a volte ti ritrovi a coprirti la faccia, non per vergogna, ma per quei rimorsi che ancora graffiano dentro. Non sono uno da lacrime facili, ma so bene cosa vuol dire farsi stendere da un’emozione. E non c’è nulla che si possa comprare per rimediare.

Così mi affido ancora al legno e alla grafite, strumenti semplici, per guardare meglio il mondo e ricordarmi che il perdono è una trappola, e il tradimento è il prezzo da pagare per certe verità.



 

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