Il Madonnaro

 17 gennaio 2025

Il madonnaro: un mestiere itinerante, quasi un circense, tra l’altro un nobile mestiere!


Oggi, mentre camminavo lungo una strada di ciottoli che sembrava prendersi gioco del mio passo incerto, ho visto un madonnaro. Un uomo chino, curvo come un arco, con le dita imbrattate di gesso e il cuore appeso alla polvere colorata. Era lì, a tratteggiare con pazienza una bellezza che non gli sarebbe mai appartenuta. La Madonna sotto le sue mani si faceva viva, come se il selciato stesso respirasse il suo lavoro. Ma non era solo il suo talento a colpirmi, quanto la sua dedizione.


C’era qualcosa di nobile in quel continuo dare, senza mai chiedere. Si offriva al mondo con il suo gesto, un dono effimero che la pioggia o un passante distratto avrebbero potuto spazzare via. Mi sono fermato a guardarlo, come se avessi bisogno di capire cosa c’è in una vita che non chiede nulla in cambio.


E poi, il pensiero è arrivato improvviso, quasi brutale: io non sono mai stato come lui. Ho preso tanto dalla vita, troppo. Ho succhiato il nettare dai giorni come se il mondo intero fosse lì solo per me. Ho avuto amore, possibilità, il calore di una casa, lo sguardo complice di amici veri. Ho vissuto la bellezza, l’arte, la conoscenza.


E adesso, mentre osservo quest’uomo che lascia un pezzo di sé sul selciato, mi accorgo che non potrò mai restituire quanto ho avuto. La bilancia è troppo sbilanciata, e io sono troppo piccolo per riequilibrarla. Non ho le mani del madonnaro, né il suo coraggio. Forse non ho nemmeno il suo senso di servizio.


Eppure, mentre mi allontano, penso che forse posso imparare qualcosa da lui. Non posso restituire tutto, ma posso iniziare con poco. Forse, da domani, potrò chinarmi anch’io. Non con il gesso, ma con il cuore, e provare a lasciare almeno una traccia, anche se il mondo dovesse cancellarla.




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