15 gennaio 2025
Forme e Materia
Ci sono scatti che non sono solo scatti. Sono ferite. Piccoli tagli nel tessuto del tempo, cuciti con un clic distratto. Rimangono lì, immutabili, a galleggiare come relitti in un mare di pixel. Uno scatto non ti parla subito. Non ha quella gentilezza. Ti osserva in silenzio, aspetta che tu lo afferri, che lo tormenti con uno sguardo nuovo. Aspetta che arrivi il tuo giorno.
E oggi è quel giorno.
Oggi lo spazio infinito si accorcia, si piega, si stringe in un pugno. Prendo quelle immagini e ci gioco, ma non per divertimento. C’è un’urgenza sottile, qualcosa che pulsa dietro le linee, nei contorni spezzati, nella luce che tenta di scappare dalle ombre.
Aggiungo un filtro digitale, ma non è mai solo un filtro. È come stratificare la pelle, rimettere insieme i pezzi, reinventare il volto di qualcosa che era morto prima ancora di nascere. Lo faccio senza rispetto, ma con amore. Mi immagino con una tela davanti, le mani sporche di colori, l’odore di trementina a pungermi il naso. Ogni passaggio è un atto di violenza gentile: riprendo il bozzetto e lo rifaccio, lo rompo, lo piego al mio bisogno.
Non è perfezione quella che cerco, è un grido. Qualcosa che urla dal profondo delle forme, della materia, di quell’istante catturato. E quando finisco, non è più lo stesso. Non sono più lo stesso nemmeno io.
Forse è questo il punto. Non l’immagine. Non il momento. Ma il processo. Il gioco sporco e sublime tra quello che è stato e quello che sarà.
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