12 Gennaio 2025
Le impalcature di una vita
Ogni giorno lo stesso sali e scendi. La vita è una fottuta impalcatura. Sempre lì, in costruzione, come se un domani potesse essere tutto perfetto, ma domani non arriva mai, perché non è mica previsto che arrivi. È una truffa, una dannata illusione di ferro arrugginito e tavole mezze marce che scricchiolano sotto i piedi. Eppure ci sali lo stesso, ogni volta che pensi di poter scoprire cosa c’è oltre, o chi sei davvero.
Si comincia sempre dal basso. Dalla polvere. Da una scala sghemba che sembra reggersi a malapena. All’inizio hai fiducia. Pensi che, un passo alla volta, ce la farai. Salirai fino in cima e vedrai il panorama, quello che tutti raccontano. Ma il panorama, spesso, non esiste. È un miraggio che cambia forma appena allunghi la mano. Ti lasci ingannare, un’altra volta, perché in fondo non hai scelta.
E così sali. E cadi. E sali di nuovo. Ogni trave che aggiungi ha il sapore della scoperta, ma pesa come il piombo delle delusioni che ti porti addosso. È come costruire un palazzo senza fondamenta, sperando che non crolli tutto alla prossima folata di vento. Ma il vento arriva sempre. Ti spinge. Ti abbatte. Ti fa dubitare di ogni chiodo che hai piantato.
Alla fine capisci che non c’è nulla di stabile, nemmeno te stesso. Sei un cantiere in eterno movimento. Un progetto senza fine. Ogni volta che pensi di aver finito, ti accorgi che qualcosa non va: un muro è storto, un’asse si è spezzata, o magari sei proprio tu che non reggi più il peso di tutto.
Fiducia? Rispetto? Stima? Tutti concetti che si costruiscono e si distruggono con la stessa facilità con cui un operaio sbronzo dimentica un attrezzo sul tetto. Fidarti di qualcuno è come camminare su una tavola che sembra solida ma potrebbe cedere da un momento all’altro. E a volte sei tu stesso quello che rompe tutto, quello che lascia cadere le cose, che perde il ritmo e manda tutto all’aria.
Ma alla fine, cos’è la vita se non questo? Un continuo riparare, sostituire, buttare via quello che non funziona e cercare qualcosa di nuovo. Non c’è un traguardo, solo il gusto amaro e perverso di restare in piedi, ogni giorno, su questa impalcatura traballante. E sai qual è il segreto? Accettare che non sarà mai perfetta. Né tu, né chi ti sta intorno.
E allora ti siedi lì, su una trave, con il vento che ti scompiglia i capelli e la città che brilla sotto di te come un sogno ubriaco. E sorridi. Perché, anche se non ci capisci un cazzo, sei ancora lì. In piedi. Su questa impalcatura maledetta che chiami vita.
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