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Visualizzazione dei post da dicembre, 2024

" Ho già parlato di mia madre..."

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  Il destino, a volte, ha un modo strano di giocare con noi. Ti strappa via tutto, ti mette in ginocchio, poi ti dà quella forza che nemmeno sapevi di avere. Una forza che ti fa affrontare quei mostri che porti dentro da sempre, quelli che ti parlano con la voce di quando eri bambino e ti fanno tremare. Ho già parlato di mia madre, in qualche modo, in qualche momento, magari senza dirlo troppo forte. Lei è sempre stata un leone. Una di quelle persone che affrontano la vita a denti stretti, che non si piegano nemmeno davanti al vento più forte. Ma ora è stanca. Stanca di combattere, stanca di questa situazione che la consuma. Mai, e dico mai, avrei pensato che sarebbe arrivato il giorno in cui toccava a me prendermi cura di lei, come si fa con una bambina. Eppure è così. Ed è strano, perché non l’avevo immaginato, non l’avevo mai messo in conto. E invece, quando è arrivato il momento, mi è venuto naturale. Senza pensarci troppo, senza farmi troppe domande. È stato come respirare. E ...

"Anima inquieta"

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Il tormento della fame C’è questa inquietudine che mi strappa il sonno, un’ombra che si allunga sul soffitto quando tutto dovrebbe essere quieto. Ma la quiete, quella, non è roba per gente come me. Io vivo di fame. Fame di sensazioni, di emozioni vere, di quelle che ti prendono a pugni nello stomaco e ti lasciano senza fiato, a fissare un punto nel vuoto, mentre cerchi di capire se sei ancora vivo o già morto. La realtà è un trucco. Un’illusione appiccicata addosso come una camicia sudata. La guardo, la tocco, la annuso, ma non mi basta. Non mi basta mai. Non è mai come voglio. Ci sono giorni in cui penso che il mondo sia fatto per gente che si accontenta, che beve il caffè sempre alla stessa ora, che cammina sulle strisce pedonali senza guardare a sinistra o a destra. Gente che si rifugia in certezze e si sente al sicuro. Io non sono al sicuro. Non voglio esserlo. Ho bisogno del caos. Ho bisogno che i cinque sensi mi urlino addosso, che il cuore mi scoppi nel petto, che il desiderio m...

C'è un unico universo.

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Catalogare le cose è un gioco della mente. Un’illusione di ordine che ci raccontiamo per addomesticare il caos. È come scorrere con lo sguardo una di quelle opere di Escher: scale che salgono e scendono in un continuo paradosso, porte che si aprono verso stanze che non esistono. I pensieri si aggrovigliano, intrappolati in questi labirinti. E noi? Noi ci illudiamo di possedere le chiavi per capire, per distinguere, per separare ciò che è da ciò che non è. Eppure, nel profondo, sappiamo che c’è un unico universo. Un’unica tela intrecciata, unitaria e indivisibile. Tutto ciò che crediamo di sezionare non è che un frammento dello stesso disegno. Per anni ho provato a mettere etichette. A dare un nome alle emozioni, ai successi, alle paure, ai fallimenti. Felicità, tristezza, amore, rabbia: come se bastasse uno schema a contenere l’immensità di ciò che vive dentro di noi. Ma più lo facevo, più mi sentivo come un architetto senza fondamenta, intento a costruire ponti sull’aria. Ho capito po...

L’Arte Digitale: L’Anima Creativa nella Tecnologia

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   IG Per lungo tempo, molti creativi hanno guardato con sospetto alle nuove forme espressive digitali, considerandole qualcosa di “artificiale”, distante dalla purezza dell’arte tradizionale, quella che – per definizione – nasce dall’anima. La convinzione era che l’intermediazione della tecnologia spezzasse quel legame intimo e viscerale che da sempre caratterizza l’arte. Ma è davvero così? Non potrebbe essere, invece, l’esatto contrario? Immagina un creativo: il suo occhio osserva il mondo, cattura un messaggio, un’emozione. Una scena di degrado urbano, un atto di incuria che grida alla sua sensibilità. Potrebbe ignorarla, ma invece prende il suo smartphone e scatta qualche foto. Tre, forse quattro scatti, giusto per fissare l’idea. A casa, poi, riguardando quelle immagini, sente che c’è qualcosa di potente. Decide di lavorarci sopra. Un po’ di fotomontaggio, qualche ritocco, magari una fusione di texture e colori. Ed ecco nascere un’opera come “Dopo Carosello”: una denuncia...

" Il Costume da Torero"

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  Dopo una caduta cè il meglio della vita. https://open.spotify.com/track/4ovl3OPvjH6vqbjwvY3DzT?si=N0agno9eTuaB9oUQWhUAAg&context=spotify%3Aplaylist%3A6RLx8sx2PXu57uXg1MvSPD

" E il mio maestro "

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4 dicembre 2024 Mio padre non ama i Rolling Stones. Io sì, li ascolto per sentirmi libero, vivo, sporco di mondo. Lui no, preferisce Claudio Villa. E io lo prendo in giro, ma poi, ogni volta, mi ritrovo a chiudere gli occhi e a tremare quando “Il Reuccio” apre la bocca. C’è qualcosa lì dentro, un fiume di emozioni che non riesco a fermare, e mi ricorda che mio padre è il mio maestro, anche quando non dice nulla. Lui non cambierà mai. E neanche io.

"Diventa quello che sei."

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Il sogno non è altro che la vita stessa, ma trasfigurata: entra nel mio tempo, nella mia carne, nelle mie sconfitte. Osserva ciò che ho sbagliato, ciò che ho abbandonato, e comprendi. Diventa ciò che sei, senza lasciarti trascinare da quella marea cieca che chiamiamo destino. Io, più di ogni altro, guardando il mio volto consumato nello specchio, ho visto il prezzo della rinuncia: ho smesso di essere me stesso per offrirti ciò che resta di me. L’ho fatto perché tu potessi vivere la vita che io non ho avuto, perché tu diventassi la possibilità che non ho saputo essere.  

"Lei è !"

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Mi sono svegliato con il dubbio di morire per amore. Non era una di quelle mattine tiepide, dove ti perdi in un caffè e vai a lavorare, ma un’Alba senza domani, con l’aria che sa di tempesta. Ho guardato fuori dalla finestra: niente intorno che conta. Solo il caos in bilico sulle crepe del mondo. Lei dormiva ancora, coperta da quel lenzuolo stanco, con i capelli arruffati come se la notte le avesse sputato in faccia le sue verità. E io, immobile, la fissavo. Divampava dentro di me un fuoco che bruciava ogni risposta. La mia mente vagava nelle sue zone oscure. Perché, in fondo, non c’è niente di più vero del buio. Solo lì trovo me stesso, o almeno quello che conta. E intanto i miei occhi affondavano nei suoi. Occhi chiusi, ma vivi. Come se sapessero. “Lei è,” mi ripetevo, mentre cercavo una scusa per non gettarmi addosso alla sua natura. Lei è tutto quello che distrugge e costruisce, che ti riempie e ti svuota, come una bottiglia maledetta. E io? Io sono solo un’altra anima in rovina, s...