" Vibes "
Diario, 24 Giugno Oggi il silenzio mi ha parlato. Non a voce alta — nessuna epifania, nessuna verità gridata dal cielo — ma con l’eleganza discreta delle cose che stanno ferme troppo a lungo. Una bottiglia vuota, dimenticata su un muretto affacciato su un mare che non si vede, ma si intuisce. Un gesto comune, quasi trascurabile. Eppure, in quell’oggetto rimasto lì come un testimone muto, ho sentito la presenza di qualcuno che è passato, che ha bevuto, che si è fermato. Forse per poco. Forse per sempre. La solitudine, oggi, è sembrata meno un’assenza e più un tempo sacro. Un tempo che ti guarda, ti misura, ti giudica. Quando sei immerso nel chiasso delle vite altrui, il tempo divora — corre, corre come un animale famelico — ma quando sei solo, quando tutto tace, diventa viscoso. Scende lento, gocciola dal soffitto della coscienza, scandisce i battiti come un metronomo stanco. È in quei momenti che la vita si fa visibile, quasi palpabile, come una pellicola srotolata lentamente davanti a...