" Asfalto e Catene"
C’è qualcosa nell’asfalto, stanotte.
Non il solito fetore di gomma cotta e piscio secco, ma qualcosa di più vero, più bastardo.
Ci ho camminato sopra come su un vecchio amico che non ha mai saputo ascoltarti, ma che almeno ti tiene il passo.
La città mi ha piantato in asso —
mi ha scaricato come una puttana a fine corsa, quando nemmeno i soldi valgono più la pena di essere contati.
È successo all’alba, sotto quel cielo del risveglio,
che pare sempre promettere qualcosa… ma poi ti lascia lì,
tra i resti delle notti andate a male.
Eppure —
in quella luce sporca e impietosa
c’era lei.
Non una visione da cartolina, non una fata coi capelli puliti.
No.
Era più simile a una fiamma bruciata male,
una donna che aveva consumato l’asfalto con i suoi tacchi o coi piedi nudi,
non importa —
ma l’aveva fatto per spezzare le sue catene,
e ci era riuscita.
E quella sua libertà,
quel suo camminare sopra i resti della città che ci ingoia,
mi ha detto più di tutte le prediche di questo mondo che ha fame, sempre fame —
ma non sa che cazzo vuole mangiare.
Consuma tutto. Frettolosamente.
Amore, ideali, sigarette, corpi, parole.
Poi sputa via l’involucro e cerca altro da divorare.
Lei invece brillava nella contraddizione.
Una stella bastarda
sotto un cielo sporco.
E per un attimo,
solo un attimo,
ho pensato che forse anch’io potrei trovare qualcosa di speciale
in mezzo alla merda.
Magari non la salvezza,
ma almeno un sorso di verità,
uno di quelli che bruciano la gola
e fanno ridere amaro.

Commenti
Posta un commento