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Visualizzazione dei post da marzo, 2025

INCRESPATURE

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30 marzo Gli enigmi riaffiorano come cicatrici che credevo chiuse. Le increspature dell’anima si riaffacciano buie e tempestose, e tutto sembra sgretolarsi in un’eco di cose già vissute, già dimenticate, già tornate. C’è troppa confusione in questa innaturale apatia, un silenzio che sa di sigarette spente a metà e finestre chiuse da troppo tempo. Ho dormito poco ieri. Oggi le mani tremano e la testa pesa come un pugno di ferro. Le strade fuori sembrano lontane, i clacson suonano in un’altra vita. Ho provato a scrivere qualcosa di decente, ma le parole si piegano su se stesse, si trascinano stanche come me. Il mondo continua a girare con la sua prepotenza inutile, e io resto qui, inchiodato a questo buco di stanza, aspettando che qualcosa cambi o che almeno si spenga questa fottuta luce al neon che mi trapana il cervello. Forse uscirò più tardi, forse no. Forse resterò qui ad ascoltare i miei fantasmi, a lasciarmi ingoiare da questa notte che sembra non finire mai.  

MADE IN ITALY

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Il  Made in Italy  oggi sembra essersi trasformato in uno stile rococò: ricchezza, opulenza, potere. Ma il vero problema è che, giorno dopo giorno, stiamo perdendo pezzi del nostro patrimonio culturale e sociale. Cammino per la mia città e di  Made in Italy  ne vedo ben poco. Piuttosto, percepisco una tendenza all’importazione di "prodotti" di scarsa qualità per la massificazione del consumo, e mi accorgo di quanto sia sempre più difficile riconoscermi nello spazio e nel tempo in cui viviamo.  

Ostia 1 Marzo 2025

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 " Sono diventato uomo nel posto sbagliato " Ho cinquantasette anni e l’arte mi ha tradito. O forse sono stato io a tradirla. Non so dire se sia stata la paura, la necessità, la cieca fiducia nell’illusione che il mondo potesse essere casa mia. Sono diventato uomo nel posto sbagliato, ma nel momento giusto. Perché il momento giusto arriva quando non puoi più permetterti di fuggire. La giovinezza non è un privilegio, è un alibi. Poi, un giorno, ti trovi davanti allo specchio, riconosci il taglio della mascella appesantito, le palpebre che hanno smesso di brillare, le mani abituate alla fatica, e capisci che ormai sei solo il risultato delle tue scelte. E non c’è più spazio per la nostalgia, solo per il dovere. Il dovere di restare e di accettare. Mi chiedo spesso cosa sarebbe stato di me altrove. Forse una carriera più limpida, un pubblico più vasto, un riconoscimento più equo. O forse sarei rimasto comunque questo: un uomo che dipinge, scrive, scolpisce non per dire qualcosa,...